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Oggi trattiamo di un argomento molto complesso, ovvero come funziona l’algoritmo di Google che classifica ed indicizza i siti internet. Va fatta subito una premessa: Se sapessimo al 100% come funziona, non saremmo qui a scrivere questo articolo, ma staremmo contando i miliardi nel nostro conto in banca.. Perché? Vi chiederete voi, perché sfortunatamente la completa conoscenza dell’algoritmo ce l’ha solo Google e i suoi ingegneri informatici. Questo perché ne va del business model di Google, che non ha alcun interesse a far sapere ad esterni come funziona il meccanismo. In altre parole, se tutti conoscessimo come opera l’algoritmo, allora nessuno o pochi  pagherebbero Adwords(1), la principale fonte di guadagno di Google, e tutti ci metteremmo ad ottimizzare i siti nel tentativo di arrivare più in alto possibile nella SERP (Search Engine Results Page). Capite bene che questo comporterebbe un enorme perdita per Google, che sfrutta la mancanza di informazioni sulla materia per proporre la soluzione a pagamento.

Bene, fatta la premessa chiediamoci ora come funzionano i motori di ricerca come Google; non sono altro che siti internet che sono supportati da potenti server con elevate potenze di calcolo. Essi si avvalgono di software chiamati “Spider” o “Crawler” che ispezionano costantemente il web e i siti internet al suo interno, e le informazioni che estraggono dai siti le inseriscono in una lista(un indice che classifica i siti in base ai contenuti che tratta) e li richiamano ogni qualvolta l’utente decide di fare una ricerca connessa con i siti. L’algoritmo è la mente dei software.

Ciò che sappiamo con certezza è che l’obiettivo dell’algoritmo è cercare, nell’oceano di siti, quelli che forniscono le migliori soluzioni all’utente. Pertanto se ne deduce che l’algoritmo è stato perfezionato principalmente lavorando sui contenuti dei siti e sui parametri oggettivi riscontrabili (Google è nata nel 1999, sono oltre 17 anni che vi lavora sopra).

Le varabili fondamentali conosciute:

(1) Adwords è il metodo a pagamento permette di apparire nelle prime posizioni, mentre l’indicizzazione organica(sulla quale opera il SEO) no.
  • Le keyword e la logica della keyword density, il ragionamento che è stato fatto, inizialmente, per listare un sito è stato quello di dire più di una parola ricercata dall’utente, compare all’interno di una pagina più quel sito probabilmente starà parlando dell’argomento che interessa all’utente. Ad esempio se io sto ricercando: ”Auto usate”, più le parole “Auto” e “Usate” compaiono in un sito più(secondo il ragionamento dell’algoritmo) quel sito tratterà le informazioni che sto ricercando. Questo approccio(troppo semplicistico) ovviamente ha dato origine a delle distorsioni, i primi esperti di SEO una volta capita questa logica hanno incominciato a riempire le pagine dei siti che volevano indicizzare con la ripetizione continua delle keywords. Inutile dirvi che in poco tempo Google ha corretto l’algoritmo per evitare che escamotage di questo tipo potessero indicizzare siti di scarsa qualità in termini di contenuti. Google ha posto un limite alla keyword density, ovvero alle volte che si potevano ripetere le stesse parole in una pagina, chi eccede questo limite viene penalizzato e si abbassa il ranking(grado) all’interno dell’indice e scende di posizioni, se l’abuso è eccessivo viene addirittura rimosso perché considerato spazzatura. La soglia secondo alcuni esperti che operano da anni è del 5% sul totale delle parole contenute in una pagina, nessuno però è stato in grado di confermare empiricamente la validità di questa teoria. Infine, più che la quantità di parole singole che coincidono con quelle ricercate, conta la quantità di volte che vengono ripetute nel testo le parole nello stesso ordine con il quale vengono scritte nella ricerca. Esempio: se io ricerco ”perché il mio computer non si accende” Google non privilegerà per primi i siti che contengono le singole parole ripetute più volte(come “computer” o “accende” o “perché”) ma quelli che contengono la stessa serie di parole(interamente o parzialmente) all’interno delle loro pagine; una pagina preferita potrebbe essere quella con il titolo: “Possibili spiegazioni per le quali il computer non si accende”.
  • Il formato del testo, ad esempio il grassetto, il sottolineato o il corsivo, questi stili associati a delle parole o a delle frasi vengono letti da Google come parole chiave(keywords), vale sempre il principio per il quale l’abuso di questi comporta una penalizzazione e Google lo riconosce, date sempre importanza prima di tutto al contenuto rispetto ai meri accorgimenti finalizzati all’indicizzazione.

Una vecchia tecnica SEO consisteva nel creare dei contenuti con lo stesso font dello sfondo della pagina, rendendoli invisibili agli occhi del lettore, ma leggibili dai software di Google(che leggono l’html); altra tecnica che non funziona attualmente dato che l’algoritmo è capace di leggere il contrasto tra il font della pagina e quello del testo.

  • Un’altra variabile fondamentale dell’algoritmo consiste nel tempo medio di visualizzazione dell’utente del sito, Google utilizza il comportamento delle persone per valutare la qualità del sito. Questa misura la ritroviamo in Google Analytics sotto il nome di frequenza di rimbalzo che verifica la percentuale di utenti che subito dopo essere entrati nel sito “scappano” via.

La ragione alla base è che gli utenti tendono a stare di meno sui siti che offrono contenuti poco interessanti e questo li porta ad abbandonarli velocemente, mentre sui siti i quali contenuti sono di valore l’utente spende maggior tempo.

  • Efficienza del sito, il quale deve essere leggero, reattivo e adatto alla navigazione mobile. Anche questi sono fattori che incidono, la leggerezza si riferisce al fatto che i software di Google non leggono tutto il codice html con cui viene scritto un sito ma solo una parte, è pertanto necessario rimuovere tutti i contenuti futili ed alleggerirlo il più possibile in modo tale che quando gli spider vanno ad analizzare il sito colgano solo i contenuti più importanti che lo indicizzano al meglio.
    Veloce, anche qui si riferisce ad un comportamento amato dall’utente, se il server sul quale è locato il sito è lento e ci impiega tanto a caricarlo, oppure è pieno di contenuti che pesano parecchio(immagini, video etc.) e lo rallentano l’utente si stanca subito e lo abbandona, e questo Google come abbiamo già detto lo rileva. La lettura mobile è un ulteriore variabile introdotta recentemente, ma oramai è diventata obbligatoria ai fini dell’ottimizzazione del sito.
  • Title, Meta Tag e description per questi tre elementi vi rimando ad un articolo creato appositamente su di loro.
  • Un’altra variabile riguarda la Link Popularity ovvero la quantità di link che rimandano ad una certa pagina e la qualità degli stessi; stavate già pensando di mettere dentro tonnellate di link a casaccio nel vostro sito? Vi diciamo già che non funziona, devono avere pertinenza con i temi trattati con la landing page di base. Inoltre la pagina che si linka deve avere un buon Page Rank, questo contribuirà a migliorare la qualità dei link percepita dal bot di Google(il software).
  • Il Page Rank, è un voto attribuito dall’algoritmo di Google alla pagina in base alla qualità e la quantità di link presenti in essa, è una sorta di indicatore della “fama” della pagina, più una pagina ha collegamenti più l’algoritmo ritiene che sia popolare e pertanto gradita dagli utenti. Il voto va da 0 a 10, dove 0 è il livello più basso e 10 è il massimo. Migliorare il proprio voto permette ai siti di scalare la classifica e di posizionarsi sempre più in alto nella SERP.

 

Infine possiamo concludere dicendo che non vi è un modo “facile” o “veloce” mediamente per indicizzare un sito verso le prime posizioni. Google lavora da sempre(essendo il suo obiettivo) sulla qualità dei contenuti da fornire all’utente, pertanto il nostro consiglio è costruire nel tempo un sito con contenuti di qualità e di interesse per gli utenti. Se poi avrete la fortuna(o la bravura?) di diventare famosi nel web e di attrarre molte visualizzazioni sul vostro sito, allora potrete aspirare a raggiungere le prime posizioni anche in poco tempo.