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La sicurezza online sta diventando sempre più argomento di discussione, che fa oscillare l’ago della bilancia degli utenti da una o dall’altra parte del web. Si è parlato tanto in questi anni di questo argomento ed i colossi dell’informazione online fanno oramai a gara a chi gestisce meglio le informazioni personali dei propri utenti. Questo perché le falle non piacciono a nessuno, così come l’idea che una propria foto venga utilizzata per chissà quale motivo. Ma quando si tratta di pubblicità? La totalità della pubblicità online lavora su informazioni personali, catalogandoci e indicizzandoci come fossimo numeri crittografati di un enorme elenco. Ecco quindi che dopo aver visto un paio di scarpe online, per pura curiosità, saremo invasi da pubblicità su scarpe di ogni genere.

E’ proprio questo infatti il nostro enorme valore di cui non siamo a conoscenza. Le aziende vendono le nostre informazioni per migliaia di euro alle aziende che meglio le pagheranno, per profilarci come acquirenti del futuro. Ma tutto questo è legale?

Ogni utente viene profilato secondo le informazioni da lui fornite

Nella maggior parte dei casi si, perché autorizzato da noi stessi in una delle innumerevoli righe dei contratti che accettiamo senza nemmeno leggerli quando viene aggiornata la sicurezza di quello o l’altro sito sul quale siamo iscritti, o nel momento stesso in cui ci iscriviamo. Ma in alcuni casi, vengono sfruttati degli exploit che non sono direttamente autorizzati, questo è l’esempio delle pubblicità di Facebook. Ovviamente siamo tutti pienamente consapevoli di quello che facciamo sulla piattaforma social più usata al mondo, ci iscriviamo nelle pagine che amiamo, condividiamo video e facciamo sapere ai nostri contatti cosa ci piace e cosa amiamo. Quello che però non dovrebbe accadere, quantomeno in termini di correttezza e sicurezza della nostre informazioni, è che il fatto che a noi piaccia, per fare un esempio, il Sushi, serva a tutti i ristoranti di Sushi come autorizzazione automatica ad essere fruitori mirati delle loro pubblicità.

I tuoi prodotti preferiti continuano ad apparire online

Il funzionamento delle pubblicità a pagamento su Facebook infatti funziona secondo questo algoritmo che mette a disposizione la tua immagine o il tuo video pubblicitario, a tutti gli utenti di Facebook a cui piace questo o quell’altra cosa che più si avvicina a ciò che tu vuoi vendere. L’unico problema è che nessuno ha mai autorizzato questo tipo di profilazione.

Ecco quindi che in maniera totalmente inaspettata, sia passata la nuova legge per cui questo tipo di profilazione divenga vietata.

Facebook e Google dovranno correre ai ripari, cosa che, siamo pronti a scommettere, faranno in pochissimo tempo e aggiungendo una semplice postilla da qualche parte che noi accetteremo senza nemmeno leggere. Ma al momento, la notizia ha un clamore incredibile dato che è probabilmente la prima volta che il parlamento europeo si schiera, quasi all’unanimità, contro un sistema che favoriva enormemente tutte le grandi aziende, che della profilazione fanno il loro principale modus operandi pubblicitario. Niente più targheting pubblicitario mirato per Google e Facebook senza il nostro consenso. Almeno per qualche giorno.

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