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Anno 1979: Sony lancia il Walkman, il primo dispositivo di riproduzione musicale portatile al mondo. E’ un successo sconvolgente, sopratutto tra i giovani, non più costretti alla fruizione collettiva della musica – tipicamente nel familiare salotto -, bensì finalmente liberi di ascoltare ciò che più li aggradava, senza vincoli sul dove e sul quando.

Anno 1989: Nintendo lancia il Gameboy, progettato da Gunpei Yokoi, ed è una nuova rivoluzione. Sebbene l’idea di videogioco portatile in senso stretto fosse già stata lanciata nel 1980 con i leggendari Game&Watch – già opera di Yokoi -, l’idea sostanziale di una console a cartuccie intercambiabili e con un display a matrice sarebbe arrivata proprio solo con il Gameboy.

Gunpei Yokoi, classe 1941, prima dei videogiochi era un geniale inventore di giocattoli; assunto in nintendo nel 1965 per volere diretto del megapresidente Hiroshi Yamauchi, fu la persona chiave nello svecchiamento di un’azienda nota fino ad allora come produttrice di carte da gioco Hanafuda – e quello era stato, di fatto, l’unico ambito produttivo di Nintendo dalla sua fondazione nel 1899 fino agli anni ’60. Sotto la sua guida illuminata, Nintendo lanciò, a partire dalla fine degli anni ’60, una serie di giocattoli elettronici che ebbero uno strepitoso successo e che ancora oggi sono ricordati in Giappone da chi visse quell’epoca da bambino. Ricordiamo Ultra Machine, Ele-Conga, Ultra Scope, Love Tester, Computer Mah-Jong, Chiritori, Light Telephone, le pistole laser Kosenju SP.

Questo preambolo per capire con chi abbiamo a che fare. Spesso non è la tecnologia in sè a permettere lo sviluppo delle idee, ma è l’utilizzo geniale di tale tecnologia a permetterlo. Idee la cui portata capitale si può comprendere solamente a posteriori, nella ricaduta sociale che un piccolo oggetto può avere su nuove e vecchie generazioni, come già abbiamo avuto modo di dire per quanto riguarda il Walkman (pensate oggi gli smartphone…).

Non a caso ho voluto citare il mangiacassette della Sony. Quando il Gameboy fu lanciato sul mercato, il parallelismo ideologico tra il prodotto di Sony ed il prodotto di Nintendo fu evidente a tutti; ciò che ai più non sfuggi fu la portata ancora più drammaticamente rivoluzionaria di tale invenzione, tanto che i più noti socio/massmediologi dell’epoca si spinsero a prefigurare un futuro in cui le cuffiete fuoriuscenti dai giubbotti dei teenager non sarebbero state più collegate ad un Walkman, bensì proprio ad un Gameboy. Cosa che puntualmente accadde (anche se non ci volevano i massmediologi per dirlo…), almeno fino all’era iPod – ma questa è un’altra storia.

Il mercato delle console portatili, pur annoverando un ampio numero di esponenti che vi si sono affacciati negli anni, fu dominato per un’epoca lunghissima dal loro illustre capostipite, Sua Maestà il Gameboy. Rimasto in produzione – nella sua forma originaria e nelle sue varianti Pocket e Color – per quasi 13 anni, si può quasi affermare che l’epoca d’oro delle console portatili nasca e muoia con il Gameboy stesso.

La seconda epoca di grande successo delle console portatili, grazie ad un mercato sicuramente molto più ampio ed in cui il videogioco aveva ormai perso il suo stigma originario di passatempo per sociopatici, si ebbe a cavallo tra gli anni ’00 e gli anni ’10 del XXI secolo con le console della famiglia DS. Ma difficilmente tale successo poté replicare la portata storica dell’introduzione del Gameboy.

In onore al sommo Yokoi, vorrei ricordare la sua secondogenita console portatile, il geniale e futuribile – ma incompreso – Virtual Boy del 1995, e la sua terzogenita WonderSwan, progetto romantico forse fuori tempo massimo – uno schermo ancora in bianco e nero nel 1999 – prodotto da Bandai e commercializzato senza troppo successo dopo che, con il fallimento del Virtual Boy, Yokoi aveva lasciato Nintendo (Yokoi peraltro, perì in un incidente stradale nel 1997).

Il Virtual Boy era una console da gioco dotata di una sorta di visore per la realtà virtuale ante litteram; in realtà, ciò che il visore permetteva era semplicemente la visione stereoscopica di immagini bidimensionali – o al più 3d con implementazione wireframe -, tramite una coppia di piccoli schermi a led rossi. Le immagini assumevano presto una capacità ipnotica, accompagnata però – solitamente – anche da un bel mal di testa dopo pochi minuti. Questo limite, insieme all’ingombro del visore stesso; alla scomodità di utlizzo che richiedeva necessariamente un tavolo per l’utilizzo; alla quantità industriale di pile divorate dalla console; e non ultimo all’assenza di software di alto livello, decretò la fine eccezionalmente prematura della visionaria console. Oggetto retro-futuristico per antonomasia ed oggi ambìto da molti collezionisti, il Virtual Boy rimane uno dei più grandi fallimenti commerciali nella storia dei videogiochi, ma cionondimeno, a mio avviso, emblematico della genialità e dell’originalità di un uomo a cui Nintendo deve oggi praticamente tutto.

Il WonderSwan era invece una console portatile evidentemente modellata sul successo dell’imperituro Gameboy, votata alla maneggevolezza ed alla praticità – esattamente l’opposto del Virtual Boy. Dotata di uno schermo in bianco e nero con orientamento orizzontale e di un processore a 16bit, permetteva con una singola batteria stilo addirittura 40 ore di gioco. Con un design accattivante e disponibile in diversi colori, la piccola console di Bandai ebbe vita relativamente breve ed un successo limitato al mercato asiatico, dal quale mai fuoriuscì. Strettamente orientati al mercato interno erano i titoli disponibili, tra i quali spiccava un simpatico puzzle game: GunPey. Per volere degli sviluppatori, il titolo del gioco rendeva tributo al grande mentore scomparso.

fine prima parte