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Avete presente quando la mamma rimprovera suo figlio per un qualche accadimento, e lui in lacrime e singhiozzando parole poco comprensibili, fa comunque capire che non è l’unico artefice della malefatta? Indicando il suo amichetto che puntualmente scoppierà a piangere anch’esso in un tripudio di singhiozzi e urla?
Beh, è più o meno quello che è accaduto nell’ultimo periodo sulla costa Ovest americana, la così detta Silicon Valley.
Ricorderete benissimo il recente fatto che ha messo alla gogna Facebook facendogli anche perdere moltissimi punti in borsa, le accuse sono pesanti e tutte verificate ma Facebook non ci sta e ha deciso di non stare in silenzio. Sono recenti infatti le accuse di David Baser, direttore del product management del noto Social Network, nei confronti di altri Social molto famosi. Le accuse sono legate principalmente alla presenza di tasti “mi piace” “condividi” presenti su Twitter o LinkedIn oppure alla presenza di funzioni di login su siti come Amazon e Google, offrendo anche servizi pubblicitari, arrivando infine a rivendere ad aziende terze le tue informazioni ogni volta che passi dai loro siti principali.

Tutto vero? Probabile. Quasi sicuro. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha aperto un vaso di pandora non indifferente nell’universo della nostra privacy online ed è ovviamente stupido pensare che gli unici “cattivi” del Web siano quelli di Facebook.

Durante il processo a Zuckerberg gli è stata posta una domanda specifica sui così detti “profili ombra” ovvero, se l’azienda profilasse usi e consumi dell’utente legato agli annunci di Facebook anche se esso non fosse un utente diretto. Il blog su cui Baser ha voluto dire la sua non conteneva a sua volta una risposta a questo importante quesito che rimarrà probabilmente irrisolto per sempre.

Viviamo in un mondo dove la profilazione web è all’ordine del giorno e queste cose nemmeno ci stupiscono più. Facebook pagherà per le sue colpe, anche se in maniera nettamente inferiore rispetto al danno che hanno causato alla privacy dei loro utenti, Google, Twitter, LinkedIn, cambieranno le loro politiche in virtù di quest’aria inquisitoria che si è creata? Questo resta tutto da vedere. Noi, cerchiamo nel nostro piccolo di evitare di lasciare tracce virtuali del nostro passaggio seguendo poche semplici regole, e voi? Comincerete a stare più attenti sul Web?