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Come ogni anno, la nostra redazione è stata ospite del Social Media Week a Milano, presso il locale notturno “BASE” in questa sua veste diurna perfettamente adatta all’evento.
Tutto come sempre molto interessante, fra novità in chiave marketing, approfondimenti su argomenti trattati anche negli anni precedenti e molto altro, un piccolo stand, seminascosto dietro alla reception, ha attirato la mia attenzione.

“Sala VR” Diceva un foglio A4 appiccicato con del nastro adesivo sulla parete in compensato della struttura chiusa all’interno del padiglione.

Vorrei farvi ora una premessa, vorrei scrivere solo alcune righe su ciò che pensa il sottoscritto della tecnologia VR e sulla mia personalissima esperienza con questa tecnologia. Il tutto riportato a prima di aver varcato la soglia di quella stanza.

 

La tecnologia VR dai suoi primi exploit pubblicitari, ha riscosso moltissimo fascino in tutti e ovviamente anche in me. Negli anni 90 la “Realtà Virtuale” è stata utilizzata per decine fra film e romanzi di genere fantascientifico. Ma oggi, nel periodo recente, quella “fantascienza” la stiamo vivendo sulla nostra pelle.

Ovviamente, ogni riferimento alla VR è prettamente legato al campo video ludico perché commercialmente, è li che si sta sviluppando maggiormente.

Ebbene, quando questa tecnologia ha smesso di essere una fantasia ed è diventata reale, il sottoscritto ha smesso di crederci e di provare attrazione verso questa innovazione tecnologica e vi spiego subito il perché.

Ci sono state decine di migliaia di innovazioni tecnologiche che abbiamo potuto provare nel recente passato, molte delle quali si legavano indissolubilmente al mondo dei videogiochi. Ma quante di queste sono diventate un qualcosa di immancabile nei nostri salotti?

Ricordo il Power Glove, ricordo quella specie di giubbotto antiproiettili pieno di fili da collegare alla PlayStation quando si giocava a Tekken per sentire i colpi subiti (…) ne ricordo insomma moltissime di queste tecnologie e ognuna di esse è deceduta poco dopo essere stata annunciata commercialmente. Il VR, sempre secondo il sottoscritto, anche se in maniera differente, si colloca esattamente in quella categoria. Vuoi per il prezzo, vuoi per l’imprecisione dei suoi meccanismi, vuoi per i requisiti elevatissimi.

Il mio impatto con la realtà virtuale domestica è avvenuto con un PlayStation VR a casa di amici e nello specifico, con la prova di Resident Evil 7 VR. Che dire.

Motion Sickness

Lenti appannate

Sudore sulla gomma

E il gioco in se oltre a non essere minimamente fluido, non aveva assolutamente motivo di esistere. Tolto il visore il gameplay risultava nettamente migliore.

Rimanevo però affascinato dai molteplici video visti su internet per quanto riguarda il visore di HTC ma, come detto sopra, il prezzo e la necessità di spazi da saloni americani open space me ne impedivano l’interesse effettivo.

 

Ma torniamo alla Social Media Week a Milano.

Volevo chiedere un’informazione alla reception e sono stato attratto come una farfalla su una lampadina da quella scritta “Sala VR”.

<Vuoi provare il VR?>

<Si> Ho risposto senza nemmeno pensare. Un evento a cui dovevo partecipare sarebbe iniziato da li a pochi minuti ma l’istinto ha superato il buonsenso e poco dopo stavo indossando gli occhialoni della HTC.

Ecco. Prima sostanziale differenza con il cugino low budget firmato Sony. Il visore HTC è comodo, più immersivo (non ci sono spifferi di luce che disturbano la visione) e soprattutto, nonostante il caldo, non ho avuto problemi con la gomma che stringeva il visore sulla pelle del mio viso.

Mi sono quindi ritrovato di fronte ad una schermata iniziale che riportava la scritta “Beat Saber”.

“Ma lo conosco!!!” Ho pensato subito.

Il ragazzo dello stand intanto cercava le mie mani per consegnarmi i due telecomandi, anch’essi molto comodi ed intuitivi (Ho indossato subito il casco, senza vederli, ma nonostante ciò sapevo benissimo come toccarli e dove avrei trovato i tasti da premere.)

L’eccitazione di provare un gioco che fino a poco prima sembrava lontano anni luce dalle mie possibilità di provarlo aveva messo in terzo o quarto piano le domande tecniche sulla tecnologia in se. Quindi bando alle ciance e spazio alla musica techno, che fra le altre cose, il sottoscritto apprezza molto.

Ecco quindi partire la musica e dei cubi avvicinarsi a me. Istintivamente li colpisco con le due spade laser che ho nelle mani e li divido perfettamente a metà, esattamente dove li ho colpiti ma soprattutto, esattamente dove li avrei voluti colpire.

Comincio ad agitare le spade in attesa dei prossimi cubi, prendo dimestichezza con i movimenti ma eccoli che si avvicinano velocemente. Colpo secco! Non si dividono…

Capisco quindi che le frecce che indicano un lato del cubo in arrivo stanno ad indicare la direzione in cui le devo colpire. I seguenti due cubi infatti riportano frecce opposte; spada sinistra dall’alto verso il basso e spada destra dal basso verso l’alto. Li faccio a fette.

Così via per tutti i successivi cubi, finché non appare una parete rossa sulla distanza che sembra volermi venire decisamente contro. Non so benissimo come comportarmi, accenno un movimento con il bacino ma l’effetto è praticamente nullo. Lascio arrivare la parete che mi colpisce in pieno (con un effetto d’immersione non indifferente) e la scritta Game Over appare sullo schermo.

<Non l’hai evitata> Sento dalle cuffie che prontamente tolgo.

<Come?>

<La parete rossa> Aggiunge il ragazzo <Devi evitarla.>

<Nel senso che posso camminare?>

<Certo. Puoi spostarti di lato e abbassarti.>

Coooooooooooosa?????

Sapevo che la tecnologia HTC Vr fosse più avanzata rispetto a quella provata da me in passato, ma sapevo anche che per essere così avanzata necessitava di svariate telecamere poste agli angoli della camera, telecamere che non ho visto. Me ne preoccuperò in un secondo momento, ora è il turno di far vedere alla parete rossa chi comanda.

Riprovo.

I primi cubi che mi avevano dato dei problemi precedentemente li divido a metà con fare da Jedi navigato. Sullo sfondo, l’ologramma di Obi Wan che mi guarda, annuendo fiero… Ma questo solo nella mia mente.

Divido a metà tutti i quadrati che mi si palesano di fronte finché non vedo sulla distanza la parete rossa. Molleggio le gambe per prepararmi. Divido gli ultimi quadrati e poi ecco che con l’atletismo che mi contraddistingue faccio un passo verso destra e vedo passare la parete accanto a me. Bene. Continuiamo. Divido altri cubetti quando sullo sfondo appare un’altra parete. Questa volta però copre tutto lo spazio a disposizione lasciando solamente una striscia in basso per evitarla. Sospiro. Mi concentro. E mi piego sulle ginocchia come un vero ballerino Russo, evitando anche questa.

Non so bene cosa vedessero quelli nella stanza, se i movimenti erano effettivamente da maestro Jedi, come li immaginavo nella mia mente, oppure se stessero assistendo ad un imbecille con visore e cuffie che si muoveva goffamente di fronte ad un muro. Fatto sta che metto il record di giornata sulla canzone scelta e mi tolgo il casco e le cuffie per far posto ad un altro giocatore desideroso di provare questa tecnologia. Appena tolgo tutto però mi rendo conto che di fronte a me ci sono due piedistalli che sorreggono due sbarre in ferro con alla fine due piccoli sensore quadrati.

Scopro quindi, chiedendo al ragazzo, che la nuova versione dell’HTC Vive, oltre a costare meno della precedente (Quanto una console a prezzo pieno) dispone nella confezione di questi due dispositivi per la lettura dei movimenti. Non c’è quindi necessita di acquistare le 4 telecamere da porre negli angoli della stanza. Certo, l’immersività ne gioverebbe ma vi assicuro che ogni movimento che facevo veniva letto con una precisione disarmante, cosa che ti faceva calare immediatamente nel gioco facendoti dimenticare ogni altra cosa attorno a te.

 

Continuo a pensare che la tecnologia VR non abbia un futuro roseo. Non ho infatti in previsione di spendere 400€ per acquistare il kit VR della HTC perché sostanzialmente, il mio giudizio finale è che ho avuto un’esperienza fighissima, davvero da Nerdgasm… Ma che in tutta franchezza, potessi usarla a casa mia, lo farei probabilmente per una settimana per poi ricominciare a godermi i giochi per quello che sono, rilassandomi, comodo sul mio divano, per quel poco tempo che ho da dedicargli.