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Lo stabilisce la sentenza del 14 Giugno 2017 emessa dalla Corte di Giustizia Europea, le piattaforme che consentono agli utenti di caricare, scaricare e condividere files i cui contenuti sono protetti da copyright, potranno essere soggette ad ingiunzioni(blocchi) da parte delle autorità competenti sotto richiesta dei proprietari dei diritti d’autore.

Sostanzialmente, con questa storica sentenza si estende la responsabilità della diffusione di materiale soggetto a copyright dal singolo utente alla piattaforma che ne consente la propagazione sul web. Si perché, prima era l’utente ad esser passibile di azione da parte delle autorità giudiziarie, e come molti di voi avranno intuito, è estremamente difficile rintrecciare l’utente; se poi si aggiunge il fatto che non si parla di un singolo ma di centinaia di migliaia per non dire milioni, è ovvio che fisicamente le autorità non hanno mai avuto le risorse necessarie per perseguire queste persone. Di conseguenza la diffusione di questi materiali su internet ha avuto sin da sempre un espansione incontrastata sul web.

L’origine della sentenza riguarda il caso dell’azienda Brein(sede in Olanda) nata nel 1998 in associazione con la Dutch recording industry e movie studio, che si occupa della protezione dei diritti d’autore, contro la piattaforma online “The Pirate Bay”. La Corte di Giustizia Europea ha sentenziato affermando che questa tipologia di piattaforma, essendo nata con lo scopo di lucro, non può non essere al corrente che i contenuti circolanti siano protetti dalle leggi che disciplinano il copyright, e pertanto l’ha ritenuta come parte responsabile della violazione di esse.